| 1945
LA
STRAGE
DI
COLOGNA |
61
anni
dopo,
la
polvere
è
pronta
a
dissolversi.
L'ha
detto
il
procuratore
militare
di
Padova,
Sergio
Dini,
che
ha
deciso
di
riaprire
le
inchieste
sui
fatti
di
Cologna
Veneta
e
di
Imola |
| Imola
-
Il
processo
infinito |
24.05.2006
-
IMOLA
-
"L'uomo
ha
sempre
imparato
dal
passato.
Non
si
può
studiare
la
storia
alla
rovescia:
è
già
abbastanza
confusa
così
com'è".
Forse
dovremmo
imparare
da
Anacleto,
dall'istruito
gufo
di
mago
Merlino
ne
"La
spada
nella
roccia".
Era
saggio
il
pennuto.
Era
saggio
Walt
Disney.
La
storia
insegna,
si
dice.
Eppure
è
complicata,
a
volte
un
rompicapo.
Altre
velenosa.
Così
si
impolvera,
dimenticata,
scordata,
ma
sì,
tenuta
a
distanza
per
non
scottarsi.
Non
basta
mai.
Perché
la
storia
non
si
cancella.
Torna.
Lo
fa
sempre.
L'ha
fatto
anche
stavolta.
E
poco
importa
se
la
questione
è
sottile
come
un'ostia
nell'immenso
calice
della
Liberazione
d'Italia.
Del
sangue
che
scorse
prima
e
di
quello
che
sgorgò
dopo.La
storia
è
cosa
nostra.
O
almeno
lo
è
stata
fino
a
qualche
mese
fa
quando
la
vicenda
è
finita
anche
sulle
pagine
di
Sconosciuto
1945,
il
romanzo
di
Giampaolo
Pansa
sulle
vendette
dei
partigiani
dopo
il
25
aprile.
Un
romanzo
costruito
sulla
"memoria
dei
vinti".
La
storia
è
quella
del
cosiddetto
linciaggio
di
un
gruppo
di
militi
della
Brigata
nera
di
Imola,
il
27
maggio
1945.
E
di
altri
sei
uccisi
a
Cologna
Veneta
dove
avevano
cercato
riparo.
Dieci
i
morti
ammazzati
in
città.
O
dodici.
Perché
neppure
su
questo
le
fonti
concordano.
Come
sulla
mattanza.
Uccisi
dalla
folla
inferocita.
Randellate,
persino
colpi
di
zoccoli.
Per
sfogare
l'odio
coltivato
negli
anni
e
alimentato
anche
da
quella
distesa
di
cadaveri
bruciati
ripescati
dal
pozzo
Becca.
Questo
secondo
qualcuno.
Per
altri,
compreso
Pansa,
la
strage
fu
"privata".
Il
camion
coi
repubblichini
imolesi
che
erano
stati
presi
dal
carcere
di
Verona
fu
"avviato
sino
all'interno
della
caserma
dei
carabinieri".
E
lì
i
prigionieri
furono
massacrati
a
colpi
di
bastone
e
poi
straziati
"dalle
ruote
del
camioncino,
fatte
passare
più
volte
sui
loro
corpi".I
partigiani
in
servizio
ausiliario
durante
l'assalto
al
camion
coi
prigionieri
fascisti,
e
anche
quelli
ritenuti
colpevoli
dell'eccidio
di
Cologna
Veneta
vennero
inquisiti
sia
dai
giudici
delle
forze
alleate
che
dalla
magistratura
italiana.
Dopo
mesi
di
custodia
cautelare,
nessuno
di
loro
fu
giudicato
colpevole.Ora,
61
anni
dopo,
la
polvere
è
pronta
a
dissolversi.
L'ha
detto
il
procuratore
militare
di
Padova,
Sergio
Dini,
che
ha
deciso
di
riaprire
le
inchieste
sui
fatti
di
Cologna
Veneta
e
di
Imola.
Nessuna
prescrizione,
come
è
giusto
che
sia
quando
si
parla
di
omicidi.
Ecco,
la
notizia,
per
ora,
è
tutta
qui.
Il
resto
sono
commenti.
Inevitabili
quando
il
sangue,
di
vinti
e
vincitori,
continua
a
bagnare
i
piedi
della
politica.
Così
il
primo
spetta
alla
coordinatrice
imolese
di
Forza
Italia,
Angela
Labanca.
Affiancata
da
Marco
Pirina,
lo
storico
friulano
vicino
agli
azzurri.
"Non
ritengo
giusto
continuare
a
giustificare
la
strage
di
via
Aldrovandi
con
la
strage
del
pozzo
Becca
-
ragiona
Labanca
-.
Si
tratta
di
due
avvenimenti
distinti.
Le
vicende
del
Pozzo
Becca
vengono
menzionate
per
impedire
la
riabilitazione
post
mortem
degli
assassinati
di
via
Aldrovandi,
da
troppo
tempo
etichettati
solo
come
fascisti.
Per
questo
motivo
ritengo
che
Marco
Pirina
abbia
fatto
bene
a
chiedere
a
Elio
Gollini
un
confronto
pubblico
sul
tema.
Vorrei
anche
ricordare
che
il
Cidra
usufruisce
per
la
sua
attività
di
finanziamenti
da
parte
del
Comune
di
Imola
e
della
Provincia
di
Bologna.
E'
dunque
opportuno
che
la
ricostruzione
storica
non
sia
più
solo
di
parte".Insomma,
Pirina
ci
riprova.
Lancia
ancora
la
proposta
di
un
dibattito.
Lo
fece
qualche
mese
fa
e
il
presidente
del
Cidra
Gollini
lasciò
cadere
l'invito.
Si
era
in
campagna
elettorale
e
Gollini
disse:
"E'
strumentale,
si
può
fare
dopo
il
voto".Bene,
il
10
aprile
è
passato.
E
Berlusconi
ha
liberato
le
stanze
di
Palazzo
Chigi
per
Prodi.
Quindi
si
vedrà.
Così
come
si
vedrà
quali
frutti
cadranno
dall'inchiesta
della
Procura
Militare
di
Padova.
Si
spera
una
cosa
sola:
che
nessuno
voglia
scrivere
la
storia
alla
rovescia.
|
|
|